Un'azienda entra nel motorsport con successo quando parte da un obiettivo proprio e non da uno spazio da comprare. Prima si chiarisce cosa si vuole ottenere, poi si sceglie la forma di partnership più adatta, che può essere un pilota, un team, un evento o un circuito, e infine si progetta come usare la partnership con clienti, dipendenti e territorio.
Il dubbio più comune
Molti imprenditori guardano il motorsport con interesse e con un certo timore. Sembra un mondo chiuso, costoso, fatto di codici che non si conoscono. Spesso la prima occasione arriva per caso, un pilota che bussa alla porta con una proposta, e si decide in fretta tra un sì per simpatia e un no per prudenza. In entrambi i casi manca la cosa più importante, una ragione aziendale.
La prima domanda non riguarda la pista
Prima di parlare di piloti e circuiti conviene chiedersi cosa dovrebbe cambiare in azienda grazie a questa scelta. Farsi conoscere in un territorio, avvicinare i clienti migliori, rendere l'azienda più attraente per i giovani da assumere, raccontare una competenza tecnica. Ogni risposta porta a una forma di partnership diversa, ed è per questo che nel motorsport le aziende non comprano visibilità. Scelgono da che parte stare.
Le forme possibili
Si può sostenere un pilota, e allora la partnership vive della sua storia e della sua stagione. Si può sostenere un team, che offre più continuità e più occasioni di presenza. Si può legare il proprio nome a un evento o a un circuito, con un rapporto diretto con il territorio e con il pubblico che lo frequenta. Si può infine partecipare come fornitore tecnico, mettendo a disposizione prodotti o competenze. Non esiste una forma migliore in assoluto. Esiste quella coerente con l'obiettivo.
Cosa arriva davvero all'azienda
Una partnership costruita bene porta all'azienda tre cose che non passano dal pilota. Un racconto da usare sui propri canali, un accesso fisico alla pista per i propri clienti e collaboratori, un documento con cui giustificare la spesa e valutarla a fine anno. Se una proposta non contiene queste tre cose, è ancora un adesivo.
I primi passi
Si parte da una diagnosi, cioè dall'analisi dell'azienda, dei suoi clienti e del suo territorio. Poi si individuano poche opportunità coerenti e le si verifica, guardando la serietà del progetto sportivo e la sua capacità di comunicare. Solo a quel punto si discute di forma e di cifre. È il percorso che Nivolar segue con ogni azienda, perché portiamo lo sponsor prima del pilota.
Domande frequenti
01Serve un grande budget per entrare nel motorsport?
No. Esistono forme di partnership adatte anche a piccole e medie imprese, soprattutto a livello locale e nelle categorie giovanili. Conta più la coerenza del progetto che la dimensione dell'investimento.
02Meglio iniziare con un pilota o con un team?
Dipende dall'obiettivo. Un pilota offre una storia personale forte, un team offre continuità e più occasioni di presenza. La scelta si fa dopo aver chiarito cosa l'azienda vuole ottenere.
03Quanto tempo serve per avviare una partnership?
Tra diagnosi, scelta e accordo servono in genere alcune settimane. Conviene muoversi prima dell'inizio della stagione sportiva, così da poter progettare anche le attivazioni.